visitato *loading* volte
La stupidità è un nemico più pericoloso che la malvagità. Contro il male si può protestare, si può smascherarlo, se necessario ci si può opporre con la forza; il male porta sempre con sé il germe dell'autodissoluzione, mentre lascia perlomeno un senso di malessere nell'uomo. Ma contro la stupidità siamo disarmati. Qui non c'è nulla da fare, né con proteste né con la forza; le ragioni non contano nulla; ai fatti che contraddicono il proprio pregiudizio basta non credere (in casi come questi lo stupido diventa perfino un essere critico), e se i fatti sono ineliminabili, basta semplicemente metterli da parte come episodi isolati privi di significato. In questo, lo stupido, a differenza del malvagio, è completamente in pace con sé stesso; anzi, diventa perfino pericoloso nella misura in cui, appena provocato, passa all'attacco. Perciò va usata maggior prudenza verso lo stupido che verso il malvagio. Non tenterò mai più di convincere lo stupido con argomenti motivati; è assurdo e pericoloso
Tutti gli esseri, dal verme all'elefante, devono sopportare la loro dose quotidiana di tribolazioni, timori, frustrazioni, pene e avversità, ma gli animali sociali hanno il privilegio di doversi sobbarcare un peso aggiuntivo, una dose extra di tribolazioni quotidiane, causate da un preciso gruppo di persone della loro stessa specie. Si tratta di un gruppo potentissimo (più della mafia, o del complesso industriale-militare, o dell'internazionale comunista) per quanto non organizzato, che pur non rientrando in alcun ordinamento quindi senza un capo, o un presidente, o uno statuto riesce tuttavia ad operare in perfetta sintonia come se fosse guidato da una mano invisibile, in modo tale che le attività di ciascun membro contribuiscono potentemente a rafforzare ed amplificare l'efficacia dell'attività di tutti gli altri membri. Si tratta del gruppo dei CRETINI. COSTANTEMENTE E IMMANCABILMENTE L'ESSERE UMANO SOTTOVALUTA IL NUMERO DEI CRETINI IN CIRCOLAZIONE. I latini conoscevano questa "virtù" e la parafrasarono affermando che "stultorum infinitus est numerus". Forse esagerarono, ma solo perché il numero di persone stupide non può essere infinito, se il numero di quelle viventi è finito. Per quanto alta sia la possibile stima quantitativa dei cretini, si resta ripetutamente e regolarmente stupiti dal fatto che:
a) persone che hai giudicato in passato razionali ed intelligenti si rivelano poi all'improvviso inequivocabilmente e irrimediabilmente cretine;
b) giorno dopo giorno, con un'incessante monotonia, sei intralciato e ostacolato nella tua attività da individui pervicacemente cretini, che compaiono improvvisamente ed inaspettatamente nei luoghi e nei momenti meno opportuni.
Ho realizzato, dopo anni che gli esseri umani non sono uguali, che alcuni sono cretini, altri no, e la differenza non è data da forze o da fattori culturali, ma da condizioni biogenetiche di una imperscrutabile madre natura. Uno è cretino nello stesso modo in cui un altro ha i capelli rossi; uno appartiene al gruppo degli stupidi come un altro appartiene ad un dato gruppo sanguigno. Insomma uno nasce cretino per volere imperscrutabile e insindacabile della divina provvidenza. Tutti siamo caratterizzati da differenti gradi di propensione a socializzare. Per alcuni qualsiasi contatto con altri individui è una dolorosa necessità; costoro devono letteralmente sopportare le persone, e le persone devono sopportare loro. Per altri non è assolutamente possibile vivere da soli, e sono persino disposti a trascorrere il loro tempo in compagnia di persone che aborrono, piuttosto che restare soli. Tra questi due estremi, vi è poi una grande varietà di condizioni, anche se la hit parate dei sociali vede al primo posto coloro che non possono sopportare la solitudine, come giustamente riconobbe Aristotele, parlando dell'uomo come animale sociale. Ciò è anche dimostrato da altri fattori, come ad es., dal nostro muoverci in gruppi sociali, dal fatto che ci sono più persone sposate che scapoli o nubili, o che tanta ricchezza e tempo sono sprecati in esasperanti e noiosi cocktail parties, e che alla parola solitudine viene normalmente attribuita una connotazione negativa.Che uno appartenga al tipo eremita od al tipo mondano, deve comunque trattare con la gente, anche se con diversa intensità. Ogni tanto anche gli eremiti incontrano persone. Inoltre ci si pone sempre in relazione con gli esseri umani anche evitandoli. Ciò che avrei potuto fare per un individuo o per un gruppo, e che non ho fatto, rappresenta un 'costo-opportunità' (cioè un guadagno mancato od una perdita) per quella particolare persona o particolare gruppo. La morale della favola è che ognuno di noi ha una sorta di conto corrente con ognuno degli altri. Da qualsiasi azione, o non azione, ognuno di noi trae un guadagno od una perdita, ed allo stesso tempo determina un guadagno od una perdita a qualcun altro
Dentro ciascuno di noi c'è la chiara visione della strada da percorrere per continuare con gioia il nostro cammino. Ma i nostri occhi talvolta non la sanno vedere e, per questo, ne perdiamo la consapevolezza. Se allentiamo i contatti con la nostra interiorità possiamo smarrirci ed inoltrarci in strade estranee che non ci appartengono e che bloccano l'espressione del nostro potenziale energetico portando in noi insoddisfazione, stati d'animo negativi, malattia, squilibrio.
Ritrovare il rapporto con il proprio Sè è invece ricominciare a volere bene a noi stessi, ad orientare le nostre scelte verso i bisogni dell'Anima e non più verso le false richieste della nostra personalità. E' imparare ad accettare le nostre zone d'ombra come punto di partenza per una sempre più profonda conoscenza di noi stessi e come occasione per una nostra continua trasformazione verso il bene. E' accettare i momenti di crisi e di malattia come opportunità di crescita e di rinnovamento della nostra coscienza.
Non è possibile a tutti raggiungere certe verità poiché non è a portata di tutti, possiamo altresì coltivare la percezione consapevole sino a rendere più sottile il velo illusorio che si frappone fra noi e la Verità stessa. Sono convinto che ad ognuno è dato di Conoscere solo ciò che è pronto a Conoscere.
Del resto la conoscenza si raggiunge solo tramite un preciso percorso di consapevole ricerca interiore che attiva quella che è la consapevolezza peraltro molto nota a tutti coloro che meditano.
Guardarsi negli occhi. Guardarsi fino in fondo all'anima e sapere che nessuna parola potrà mai esprimere ciò che abbiamo dentro.
Parlarsi con gli occhi e scegliere di siglare un patto per l'eternità, porre le nostre promesse infrangibili l'uno nelle mani dell'altra! E pensare che i momenti brutti insieme, forse, non sono stati del tutto vani se ci hanno portato da qualche parte...
E ricordare tutto ciò che sembrava futile e ripescare la serenità con cui ti avevo lasciata...!! Grazie della serata, delle parole, dell'ascoltare! Grazie perchè la pensi come me e in questo trovo conforto!!! Bacini
La ricerca della....... non passa solo da dubbi e da mezze verità rivelate da ambigui pulpiti. La ricerca della........ richiede fermezza, coraggio e Consapevolezza; è necessario rimettere in discussione i pilastri che sorreggono le nostre credenze ed entrare in armonia con quel tutto armonico che costituisce l'essenza d'ogni cosa: visibile e non!!! N.C.S. signori!!!
Tante parole ma una sola esortazione: consapevolezza!!!!!